Martedì, 19 Gennaio 2010 13:45

Palozzi: “Nel Lazio serve una nuova sussidiarietà tra pubblico e privato.."

Imago,Intervista On. Adriano Palozzi
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Il candidato al Consiglio regionale a tutto campo: dalla sanità ai trasporti, passando per l’occupazione e l’emergenza casa

D.P. Adriano Palozzi, le elezioni regionali si avvicinano in un clima politico generale surriscaldato con il Lazio che, dal caso Marrazzo in poi, è decisamente al centro di un ciclone dal quale si fatica ad uscire. Ci dica il suo pensiero su questi sviluppi…

A.P. “I fatti che hanno coinvolto l’ex governatore Marrazzo anzitutto, hanno ache fare con la sfera più personale dell’uomo prima che del politico. Questo è un dato di fatto di fronte al quale ogni altra valutazione dovrebbe essere messa in secondo piano. Tuttavia è indubbio che gli sviluppi foschi e le collusioni con ambienti criminali che stanno emergendo dalle ramificazioni della vicenda non possono non far riflettere su una dimensione di moralità e chiarezza che la politica, tutta, ha bisogno di ritrovare. Noi, da parte nostra, abbiamo scelto di restare dalla parte dei fatti. Il Lazio è di chi lo fa, ci piace ripetere. È del resto questa la cultura che ha portato il centrodestra a vincere dal 1994 a oggi nella maggior parte delle competizioni elettorali. Fare, ovviamente, può comportare degli errori ma al tempo stesso le capacità di analisi e autocritica che si sviluppano con una onesta coscienza politica fanno in modo che ad essi si possa riparare per fare in modo che iln futuro sia migliore per tutti”.

D.P. Il Lazio è di chi lo fa, dunque. Quali sono i settori, se ce lo concede, in cui le precedenti amministrazioni regionali hanno operato, “fatto”, più errori? E come dovrà intervenire la prossima giunta?

 
A.P.“
La sanità anzitutto. Obiettivamente, purtroppo, la giunta Marrazzo già all’inizio del suo mandato ha trovato una situazione complessa. Il problema è che gli interventi messi a punto dalla giunta uscente di centrosinistra anziché risanarehanno definitivamente distrutto il sistema sanitario regionale. Ci troviamo dinanzi a medici depressi, proteste dei malati e degli operatori sanitari fino ad arrivare, purtroppoa fenomeni come la cosiddetta ‘fuga dei cervelli’. La prossima giunta regionale dovrà di fatto rimettere totalmente mano auna rilettura del pianeta sanità nella nostra Regione. L’avvilimento del sistema pubblico, infatti, sta portando a uno svilimento generale del settore che purtroppo ha coinvolto pesantemente anche i privati. Il pubblico, invece, deve tornare a collaborare con il privato, animato però da una virtuosa onestà e in nome del principio, tuttaltro che malsano, che è lan cosiddetta sussidiarietà. Così negli ambiti dei servizi ai cittadini nei quali, invece, il semplice trasferimento di fondi ai Comuni rischia di diventare unvuoto a perdere. La Regione del futuro dovrà garantire, anche diretta-mente, entità produttive che sul territorio mettano i propri servigi a disposizione della collettività accedendo a bandi leggeri e aperti. I trasportidovranno subire una accelerazione. Roma e il resto della regione dovranno di fatto essere “intercollegate” per fare in modo che le provincie siano maggiormente fornite e la capitale finalmente venga liberata di quel fardello eccessivo di traffico provocato proprio dall’inefficienza dei mezzi pubblici. Si dovrà praticamente rifondare il trasporto su gomma e aprire un serio tavolo di discussione con Ferrovie dello Stato per capire come risolvere al meglio il problema della mobilità da e per la provincia. L’istituzione Regione dovrà intervenire, senza invadenza ma come attore sociale utile a promuovere una nuova stagione di concertazione che favorisca la rinascita della piccola e media impresa, così come la riqualificazione di quei colossi dell’industria storicamente operanti nel Lazio che oggi pagano sulle spalle dei lavoratori il prezzo della crisi. Si dovrà, dunque, mettere mano al problema rappresentato ancora oggi dalla casa andando via via a superare, anche grazie a una differente applicazione del PianoCasa, l’attuale emergenza abitativa che sussiste per molte famiglie nella nostra Regione. Ultimo ma non ultimo dovranno essere rilanciati i percorsi turistici che da Roma abbraccino anche i territori provinciali, puntando sull’innesto virtuoso che in tutti i settori dovrà al tempo stesso distinguere e unire Roma e il resto della regione Lazio”.

D.P. Un altro argomento centrale della prossima campagna elettorale sarà indubbiamente la questione ambientale con l’emergenza rifiuti sempre in agguato.

A.P.“
Il Lazio fortunatamente non è arrivato ai tristi livelli raggiunti dalla Campania. Tutto ciò ha però in qualche modo svegliato le coscienze su un problema reale quale è la raccolta differenziata. Nella mia vita da amministratore fino allo scorso anno non mi era mai capitato che i cittadini in primis chiedessero lumi e tempi all’Amministrazione per capire quando e come fare la raccolta differenziata. Su questo, purtroppo, siamo ancora indietro. Ci sono bandi e burocrazie in corso d’opera ma ancora di fatto non vediamo risultati soddisfacenti. Anche chi volesse differenziare, infatti, dall’altra parte trova solo ritardi, contenitori stracarichi e poco rispetto delle norme minime che poi sono quelle in effetti necessarie al compimento effettivo e corretto del ciclo dei rifiuti. È inutile, infatti, ad oggi tormentarci sul destino ultimo dell’immondizia se non siamo ancora in grado di portare a destinazione le famose ‘ecoballe’ differenziate. Solo in quel modo, questo lo hanno capito tutti, si può sperare di distruggere i rifiuti correttamente. È ovvio che per fare ciò occorreranno modi, tempi e metodi assolutamente accorti a ogni minimo particolare. Soprattutto non si può pensare di fare progetti sulla testa della gente. Si vedano le varie proposte di inceneritori.
Al tempo stesso non si può pensare di cavalcare l’utopia del no a tutto. La gente di centrodestra con cui ogni giorno ho modo di confrontarmi, infatti, non ha alcuna intenzione di lasciare ancora una volta il tema dell’ambiente in mano a una sinistra capace solo di strumentalizzare. L’ambiente è di tutti e tutti vogliamo rispettarlo. Anzi, e questo è un mio vecchio cavallo di battaglia, laddove si parli di parchi anche regionali si deve avere piena coscienza e responsabilità. Il verde, infatti, non può essere la bomba ad orologeria da usare contro l’Amministrazione comunale di turno intenta a lavorare su un Piano Regolatore. Le aree verdi, polmoni del territorio, debbono essere concordate con le istituzioni locali e mantenute in maniera opportuna con l’aiuto di tutti i cittadini”.

D.P. Parlare di ambiente e territorio, quasi giocoforza, ci porta ad affrontare temi come la formazione, lo sviluppo, le tradizioni e le tipicità che sono poi il volano di settori come le attività produttive e il turismo… ”

A.P.
Esattamente. Il Lazio, infatti, è una regione davvero straordinaria. Ci sono nella Roma capitale, risorse infinite di storia, tradizione, cultura e quindi turismo in quantità praticamente sconosciute a qualsiasi altra città italiana. Ci sono i Castelli Romani così come la provincia a nordest, naturale prosieguo storico, culturale e antropologico del turista che visita Roma. Non si può, infatti, immaginare di vedere la Domus Aurea senza arrivare nella splendida Villa Adriana di Tivoli, oppure, approfondire la storia etruscatra Cerveteri e Tarquinia o ancora arrivare presso le splendide villetuscolane a Frascati, piuttosto che fare un pellegrinaggio nel cosiddetto Vaticano d’Estate, a Castel Gandolfo. O ancora. È praticamente impossibile vivere nel Lazio e non conoscerne le tradizioni: dalle grandi Sagre dell’Uva che vanno da quella quasi centenaria di Marino a quelle di Lanuvio e Velletri, tutte realtà produttive forti del marchio Dop, come tra le altre, l’olio della Sabina. E chissà per quanto tempo si potrebbe continuare. In ogni caso si tratta di tutte specificità delle quali dovremo tornare ad essere fieri anche perché possono rappresentare un indotto, una possibilità di occupazione per i giovani del Lazio e di commercio con le altre regioni italiane e straniere. È ovvio che per dare nuovo respiro anche a questi settori la Regione potrà attivare, anche attraverso particolari convenzioni, dei corsi di formazione gestiti con serietà e oculatezza. Non c’è sviluppo, infatti, senza credere e investire anzitutto sulla forza giovane”.

D.P.Un’ultima domanda, Palozzi. Tra Fini e Berlusconi a chi si sente più vicino?

A.P.“Stesso discorso di prima. Oggi sento anzitutto di essere un militante del Popolo della Libertà. Un progetto grande, popolare, moderno, laico e al tempo stesso innamorato delle identità e delle tradizioni culturali e religiose del nostro Paese. Un partito che è emblema di una società che cresce e cambia senza perdere, però, le proprie radici. In questo senso mi viene da dire che siamo attaccati col corpo e l’anima al crocifisso, simbolo della Storia e della cultura popolare oltre che religiosa dell’Italia e dell’Europa. La maturazione politica e sociale di un Paese passa anche per la ritrovata capacità di dialogare. Dobbiamo infatti capire che un partito che aspira a superare ampiamente il 40% dei consensi senza dialettica è semplicemente irreale. Siccome il Popolo della Libertà governa e vuole continuare a governare l’Italia e tutti gli italiani, intercettando un numero sempre più alto di consensi, il dibattito fitto non può che risultare fisiologico, naturale, oltre che benefico. Con Fini e Berlusconi alleati, come avviene da oltre quindici anni. Con lealtà, affetto, amicizia e un costante scambio di idee. Senza  di loro, ad oggi, il Pdl non avrebbe senso di esistere”.

Daniele Priori
Ultima modifica il Mercoledì, 19 Aprile 2017 15:30