Lunedì, 18 Gennaio 2010 16:17

Regionali 2010: il perché di un impegno e di una scelta

Laracri_x_art_rivista.jpg’onorevole Aracri lancia la candidatura di Adriano Palozzi
Imago, Ottobre 2009 
 

Andiamo dunque alle elezioni. Le prossime consultazioni regionali saranno il termometro di ciò che si verificherà in Italia nei prossimi anni. Da una parte, il governo misurerà sul campo il proprio consenso. Un consenso finora estremamente alto e lusinghiero (basti pensare ai sondaggi sul gradimento del premier, che in assoluta controtendenza europea e con qualunque esecutivo, hanno sempre oltrepassato la soglia del 50%), nonostante le continue campagne di diffamazione e persecuzione politica, culturale, mediatica, giudiziaria e personale, portate avanti dalla sinistra in tutte le sue ramificazioni a 360 gradi. Gli italiani dovranno dire al centro-destra se l’opera di modernizzazione deve continuare o no, se le riforme debbono farsi o no. E noi siamo sicuri che sceglieranno la seconda puntata della modernizzazione, la costruzione sul serio della seconda Repubblica, dalla riforma del mercato del lavoro, a quella della pubblica amministrazione, dalla giustizia al federalismo. Gli italiani ci diranno pure la loro idea e convinzione definitivasul bipolarismo, ormai patrimonio collettivo e non più discutibile, che vede il confronto speculare tra il centro-destra e il centro-sinistra, senza più spazio per vecchie ipotesi centriste o vari ribaltamenti geografici. E d’altra parte, le prossime elezioni saranno il banco di prova di una nuova classe dirigente sul territorio che avrà l’importante compito di tornare a rappresentare quella società civile, delusa dalle caste e dalle solite lobby, che in primis nel Lazio, hanno imposto alla cittadinanza quell’asse “politica di sinistra-affari”, che ha mortificato lo sviluppo economico e la nostra coesione sociale. Col voto, abbiamo dunque un’occasione che non deve essere sprecata. Quella di cambiare e quella di riportare la nostra Regione ai livelli che le competono.

Il Lazio nell’“epoca” 2005- 2010 non ha costruito nessuna opera infrastrutturale stradale o di altra natura, nonostante dette opere siano state da tutti, associazioni, sindacati e cittadini sollecitate; e ciò anche in considerazione del fatto che durante gli anni 2000-2005 (governo regionali di centro destra), la nostra Regione aveva progettato e si era fatta finanziare dall’allora governo Berlusconi, tutta una serie di opere infrastrutturali strategiche, un esempio per tutti il Corridoio Tirrenico. La Giunta di centro sinistra a guida Marrazzo, nei cinque anni ha collezionato tutta una serie di primati negativi. La nostra è la Regione con uno degli indici più bassi in tema di utilizzo di fondi europei. In tema di rifiuti, il nostro Lazio, nonostante le numerose avvisaglie, che rischiano di far accadere nel Lazio quello che è successo in Campania, è a tutt’oggi privo di un piano regionale dei rifiuti. La sanità è priva di un piano strategico: non è mai stato fatto il piano sanitario regionale. La spesa,nonostante gli interventi del Governo, è sostanzialmente fuori controllo e rappresenta un deficit gravissimo. I servizi offerti spesso non sono in linea con le esigenze dei cittadini, il fenomeno delle liste di attesa è riesploso in tutti gli ambiti della sanità ed è aumentato il numero dei cittadini laziali che vanno a curarsi fuori dalla Regione. I manager messi a dirigere le ASL sono stati scelti in base a criteri “politici” a prescindere dal loro effettivo valore, e i risultati si sono visti, e soprattutto subiti, basti pensare alla gestione “ingloriosa” del Policlinico Umberto I, piuttosto che alla chiusura “schizofrenica” di alcuni pronto soccorso. Marrazzo ed il centro sinistra hanno portato ai massimi la tassazione regionale, come ben sanno i lavoratori e gli imprenditori di ogni categoria. La nostra Regione è quella che si è distinta di meno nelle politiche dell’occupazione, come pure gli aiuti alle giovani coppie, agli anziani ed ai diversamente abili sono stati argomenti per qualche convegno e nulla di più. Il Lazio è stato paralizzato per cinque anni a causa di un centro sinistra litigioso votato, non alla proposta e alla operosità, ma alla ricerca continua di equilibri interni tesi solamente alla propria sopravvivenza. In questo quadro si comprendono gli 8 assessori e i 3 presidenti di Consiglio Regionale che sono cambiati in 5 anni. È ora di dire basta. Vogliamo una politica delle cose concrete, vogliamo una politica che punti al rilancio del Lazio e dia un futuro alle nuove generazioni, e non solo. Un piano sanitario regionale che ottimizzi le eccellenze che pur ci sono, che razionalizzi la rete ospedaliera, che sappia integrare la sanità pubblica con quella privata. Una politica a sostegno della PMI, che esca dall’episodico e che diventi sistema prevedendo una forma di fiscalità diversa, ed interventi più in linea con un comparto che rappresenta oltre il 97% della nostra dorsale produttiva. Quindi, una camera della PMI che sia laboratorio operativo, nell’aiutare questo comparto a dialogare in maniera più moderna ed efficace con le istituzioni. Impresa vuol dire sviluppo, vive di lavoro e, quindi, occorre ripensare in termini dinamici ed attuali il mondo della formazione professionale per agganciarlo in maniera più efficace alle mutate esigenze del mercato del lavoro, evitando che “mobilità” significhi “precarietà” permanente. Una politica del trasporto che non venga più considerata, come sino ad oggi è stato, cioè, come un problema, bensì come una risorsa, come un fattore della produzione rispetto al processo di crescita complessiva. Una Regione come la nostra, per esempio, deve pensare di individuare nel turismo un’occasione di riscatto dalla crisi, quindi occorre che i trasporti diventino un elemento chiave per creare un processo di marketing territoriale costantemente attivo, una rete sul territorio a supporto di diversi fattori socio-economici. In questo quadro occorre una politica del trasporto che nell’individuare una cabina di regia, consenta di superare gli egoismi territoriali per puntare a progetti che contemplino in maniera sistemica la logistica, la creazione di porti e aeroporti, di opere varie, di ferrovie. Questo significa un nuovo sistema infrastrutturale, al servizio dello sviluppo regionale. Il trasporto pubblico, sia su gomma che su ferro, è quello che maggiormente soffre e risente di una cultura gestionale fatiscente ed obsoleta. Le società regionali di trasporto, e la stessa Trenitalia, si rivolgono agli enti superiori solo per chiedere risorse da destinare a servizi rigidi e spesso scadenti, quando viceversa è dimostrato, al contrario, che l’utenza apprezza qualità, frequenza delle corse e integrazione dei diversi servizi. In questo senso il cambio di logica è un atto doveroso e necessario.
La candidatura, al Consiglio Regionale, dell’amico Adriano Palozzi, si è costruita nel tempo. Si basa sull’impegno che egli ha messo negli anni, prima come Consigliere Municipale, successivamente come Sindaco di Marino, e quindi come Consigliere Provinciale, incarico dal quale si è dimesso a suo tempo. Palozzi conosce profondamente, quindi, le problematiche dell’amministrazione ed ha acquisito esperienza misurandosi con l’ente Regione. Palozzi non è una candidatura “inventata”, ma si fonda su anni di lavoro e di impegno. L’esperienza, derivata dai ruoli sopra citati, lo ha portato aconoscere le problematiche di un’area vasta qual è la Provinciadi Roma e quindi anche le dinamiche di interrelazione fra questa e la città di Roma. La nuova Regione ha bisogno di figure come Palozzi, giovani, dinamiche, e nel contempo sufficientemente esperte, in grado d’incarnare la politica delle “cose concrete”, l’unica, peraltro, che serve al nostro Lazio per rilanciarsi. Concretezza, onestà, capacità di rapporto, azione permeata dall’intelligenza dell’umiltà, sono tratti caratteristici di Palozzi e per questo ne fanno un candidato ideale per il Consiglio Regionale, poiché rappresenta la Politica che vogliamo, quella dei fatti e non del vuoto politichese. Tutti insieme partecipiamo per cambiare la nostra Regione e per tutti questi motivi vi invito a votare per il PDL e a dare la preferenza a Palozzi.

Francesco Aracri,
Deputato Pdl
Ultima modifica il Mercoledì, 19 Aprile 2017 15:30