Adriano Palozzi

Adriano Palozzi
programma elettorale



CINQUE ANNI DI CENTROSINISTRA ALLA REGIONE

CHI NON FA? CHI NON HA FATTO?

 

Il presidente uscente-dimissionario Piero Marrazzo e la giunta di centrosinistra accusavano la precedente amministrazione regionale di centro-destra, di “aver fatto tanti proclami, prodotto pochi risultati, poca Europa; di aver lasciato una Regione piena di debiti, scarse performance, con un bilancio in crisi, squilibri istituzionali e territoriali; una Regione né giusta né competitiva“, e prometteva (come da programma elettorale) di volere una Regione-Lazio bandiera “del buon governo, dello sviluppo, della solidarietà, della sostenibilità, un’amministrazione del merito, una regione protagonista del mercato globale, con tre t (talento, tecnologia, tolleranza), e tre s (sviluppo-sviluppo-sviluppo). Un territorio di opportunità e solidarietà, una Regione sicura, con le famiglie protagoniste, una Regione per i giovani dove si possa progettare, partecipare, amministrare, una Regione Lazio-porta del Mediterraneo, con gli immigrati come risorse, una Regione Lazio-Regione d’Europa, ambiziosa in agricoltura e dall’energia pulita,  leader mondiale del turismo e nei servizi, attenta alle ragioni del commercio, con trasporti all’avanguardia (una rete efficiente di infrastrutture), capace di stipulare patti con Roma-capitale, di raggiungere la piena occupazione, assicurare una flessibilità non precarizzante, realizzare vere politiche per l’infanzia e gli anziani, assicurare il diritto alla casa, la gestione ottimale delle risorse, la raccolta differenziata, la protezione della fauna e i diritti degli animali, e una sanità più giusta che non lasci la gente sola davanti alla malattia“, etc etc etc...

Proprio un altro modo di fare... la politica delle mille promesse

 

IL BILANCIO della giunta MARRAZZO?

UN  LIBRO DEI SOGNI: I NUMERI E LA REALTA' DELLA NOSTRA REGIONE PARLANO CHIARO E AL CONTRARIO...

 

Dalla Regione delle tre “t” e delle tre “s“ siamo passati alla Regione delle tre “n”: nessun piano per la sanità, nessun piano per i rifiuti, nessun piano per le infrastrutture.

In una parola, nessun progetto, nessuna idea in grande per la Regione. Quelli di Marrazzo sono stati soltanto slogan, annunci e proclami messianici-buonisti (e meno male che accusava la precedente giunta di fare unicamente spot). I debiti regionali sono aumentati. E altro che Regione-porta per il Mediterraneo o Regione d’Europa. Siamo tornati provinciali, declassati in serie b e semmai il portone dal Mediterraneo ce lo hanno sbattuto in faccia.

Ecco i guasti del governatore e della sua giunta, che ha unicamente aumentato il deficit, le consulenze, le clientele, le solite caste e gli assessori.

 

 - Sanità. Il disavanzo del sistema sanitario è allarmante (assorbe l’80% del deficit complessivo regionale); il Lazio ha il tasso di ospedalizzazione e la spesa farmaceutica tra i più alti d’Italia (solo il costo del personale consuma il 50% del totale della spesa ospedaliera, ci sono due medici ogni tre posti letto); il malaffare imperversa, basti solo pensare alle recenti inchieste che hanno coinvolto dirigenti delle Asl, scandali non da meno rispetto a quelli emersi e giustamente condannati in passato, le liste d’attesa sono ancora un’attesa infinita;

 

- Infrastrutture. Non c’è sviluppo senza una rete infrastrutturale adeguata. Nessuna provincia del Lazio registra standard pari alla media nazionale. Sulle Opere Pubbliche, lungaggini burocratiche, progetti incompiuti e realizzazioni a singhiozzo, fanno della Regione un cantiere di illusioni. I trasporti su ferrovia sono insufficienti e superati. C’è una grave sperequazione nel rapporto tra veicoli circolanti e km della rete stradale: 490 veicoli per ogni km, contro i 273 della media nazionale;

 

 - Pmi. Le piccole e medie imprese, il vero motore del nostro Pil, stanno vivendo un momento drammatico. Nel 2008 si è registrato un saldo negativo tra imprese nuove e imprese cessate di ben 4.280, e una perdita di oltre 17.000 occupati. La disoccupazione regionale ha toccato quota 7,5%,  più alta rispetto alla media nazionale (6,7%);

 

- Turismo, cultura. Le politiche legate al turismo e alla cultura sono rimaste lettera morta. Il Lazio è condannata da tempo a rivestire i panni di una regione di transito. Il patrimonio storico, artistico e paesaggistico, senza eguali al mondo, è relegato a rango di beni da tutelare e non da promuovere;

 

- Occupazione. A fronte di una disoccupazione strutturale, l’amministrazione ha risposto non con una politica organica, ma con i soliti rimedi assistenziali, tipici della cultura di sinistra. Il reddito minimo garantito si è dimostrato inadeguato alle esigenze e al numero degli attuali disoccupati. Così i precari sono rimasti precari.... a tempo indeterminato;

 

- Energia. Tutto al buio, “senza energia”. L’impiantistica regionale riguardante i rifiuti è ferma, implosa. Non se ne sa più nulla, quasi un mistero. Non è stato realizzato nessun progetto serio di produzione energetica abituale o alternativa. Su tutti va ricordato, come emblematico, il caso di Aprilia. Marrazzo si era impegnato a costruire velocemente una centrale, poi ha azzerato il comitato che avrebbe dovuto lavorarci. Le ragioni? Lui stesso ha successivamente confessato: “Era solo una promessa elettorale”.

 

Sportello a Bruxelles. Lo sportello faticosamente aperto dalla Regione in Europa per coordinare i piani di formazione e di sviluppo economico regionali, è stato subito chiuso. Anzi, non è mai stato aperto. Facendo sprofondare la Regione dall’Europa al nulla.

“Proprio un altro modo di fare... la politica delle mille promesse”

 

Una Regione di nessuno, con tutti lasciati soli, quella del tiramo a campà

 

COME?


CON MERITO ED EFFICIENZA PER CREARE LAVORO E SVILUPPO CON SCIENZA E COSCIENZA PER UN FUTURO POSSIBILE

 

La Regione Lazio ha bisogno di:

 

- Un grande progetto: la RegioneCerniera“, capace di mettere in rete ogni risorsa culturale, professionale, economica, imprenditoriale e sociale del territorio. Una Regione “cerniera”, tra il Mediterraneo e l’Europa, tra l’acqua e la terra, la penisola e il continente, passando per Roma-Capitale (grazie alla riforma del centro-destra che ha voluto la devolution), con cui la Regione dovrà stabilire un patto istituzionale, politico ed economico;

 

- La prossima giunta regionale dovrà rimettere totalmente mano a una rilettura del pianeta sanità nella nostra Regione. Un disegno di riassestamento della sanità regionale che tenga presente le esigenze dei cittadini e delle istituzioni; conciliando la managerialità e il servizio pubblico, che dovrà tornare a collaborare con il privato, animato però da una virtuosa onestà e in nome del principio, tuttaltro che malsano, che è la cosiddetta sussidiarietà. Togliendo alla politica quelle sacche di ingerenza e di dequalificazione e restituendo a un sistema Asl, fondato sui meriti tecnici e scientifici e non sulle appartenenze partitiche, il primato della professionalità, unica vera garanzia della salute collettiva;

 

- Un piano per le infrastrutture serio e moderno (trasporti, reti stradali) che faccia della Regione il cuore pulsante nazionale. I trasporti dovranno subire una accelerazione. Roma e il resto della Regione dovranno essere intercollegate per fare in modo che le province siano maggiormente fornite e la capitale venga finalmente liberata da quel fardello eccessivo di traffico provocato proprio dall’inefficienza dei mezzi pubblici. Si dovrà rifondare l’idea di trasporto su gomma e aprire un serio tavolo di discussione con Ferrovie dello Stato per capire come risolvere al meglio il problema della mobilità da e per la provincia;

 

- Una Camera delle Piccole e Medie Imprese un luogo di incontro istituzionale, dove la nostra eccellenza regionale venga ascoltata, valorizzata e possa usufruire di vere tutele da parte dell’amministrazione, in modo da garantire il lavoro e l’occupazione. Il Lazio è la seconda Regione italiana, dietro soltanto alla Lombardia, per numero di imprese. Nel complesso le imprese laziali rappresentano il 10% circa dell’intero sistema produttivo nazionale.   La Regione dovrà intervenire senza invadenza ma come attore sociale utile a promuovere una nuova stagione di concertazione che favorisca la rinascita dell’intero settore: dalle piccole e medie imprese, ai colossi dell’industria storicamente operanti nel Lazio che oggi pagano sulle spalle dei lavoratori il prezzo della crisi;

 

- Una maggiore incisività (collaborando col governo e col comune di Roma) sui temi della sicurezza (in primis l’integrazione e la nuova cittadinanza),  e delle politiche culturali:  pensiamo a una grande Assemblea Costituente delle idee, per elaborare e definire la mission della Regione; un’assise aperta agli operatori culturali, della società, del lavoro, delle professioni, dell’informazione e della politica. Esattamente come la commissione Attalì-Marzano voluta dal sindaco di Roma Gianni Alemanno;

 

- Il turismo deve tornare centrale per la Regione. Un turismo non “mordi e fuggi”, ma volano economico, nel nome e nel segno del made in Lazio, dell’identità, della storia e della tradizione del territorio (prodotti agricoli, alimentari, vino etc). Il Lazio, infatti, è una regione davvero straordinaria. Ci sono nella capitale risorse infinite di Storia, tradizione, cultura e quindi turismo, in quantità e qualità praticamente sconosciute a qualsiasi altra città italiana. Contestualmente ognuna delle quattro provincie, così come i territori immediatamente prossimi all’Urbe, rappresentano un “prosieguo naturale” per i reperti archeologici, la Storia, le tradizioni e le tipicità locali che dovranno divenire parte integrante di un nuovo piano regionale per il turismo;

 

- Ambiente. La tutela ambientale non deve limitarsi alla musealizzazione della natura, che paralizza a prescindere ogni attività di sviluppo del territorio. Il rispetto del patrimonio storico, artistico e paesaggistico, deve marciare di pari passo con un’economia della felicità, capace di coniugare sviluppo, attività produttive e qualità della vita dei cittadini. Il risparmio energetico, ad esempio, deve essere una priorità della nuova amministrazione. Riprendiamo con forza le politiche energetiche, realizzando progetti che favoriscano lo sviluppo di fonti eco-compatibili, coinvolgendo le comunità locali in un “disegno verde regionale”. Edilizia pulita e fonti rinnovabili.

 

IDEE POSSIBILI, REALIZZABILI, DA DISCUTERE INSIEME, CHE SI FONDANO SUL MERITO, L’EFFICIENZA, LE CAPACITÀ E LA BUONA COSCIENZA DI CIASCUNO PER DAR VITA AL DOMANI DI TUTTI.

IL LAZIO E' DI CHI LO FA:FACCIAMOLO INSIEME

 

  

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“Il bene comune e l'interesse generale non hanno confini...”

La mia attività di amministratore comunale, provinciale e di persona da sempre impegnata in politica, mi hanno fornito le basi per conoscere bene il territorio regionale con le esigenze e le aspirazioni della sua società civile.

Cosìccome la Regione è il completamento dei comuni e della provincia, la mia candidatura alla Regione rappresenta il completamento e il coronamento di una missione al servizio della collettività, maturata sul campo.

E in tal proposito, non posso non denunciare, da tecnico e da politico, i problemi strutturali della Regione Lazio, frutto del malgoverno della giunta di centro-sinistra.

In primis, l'assenza e la latitanza della Regione su temi di fondamentale importanza per la governance territoriale: la sanità, le infrastrutture, il turismo, i trasporti, le politiche sociali e le piccole e medie imprese, il motore del pil regionale.

A riguardo Marrazzo non ha fatto nulla, né sul piano strategico, né operativo, se non alzare sino ai massimi tutte le imposte regionali, che al contrario, la giunta precedente, di centro-destra, aveva provveduto ad abbassare in maniera significativa. Per non parlare, poi, della perdita secca dei finanziamenti europei.

E come se non bastasse, la coalizione che lo ha sorretto, si è distinta per rissosità e mancanza di progetti e visioni alte.

Col risultato che la società civile, il mondo della cultura e dell'impresa, si sono progressivamente allontanati e separati dal Palazzo regionale.

La regione Lazio ha bisogno di una sana, corretta ed efficace politica del fare, recuperando quei ritardi che l'hanno fatta regredire rispetto ad altre regioni italiane meglio amministrate.

La politica si deve fare per gli interessi della gente, pro qualcosa e non contro qualcosa.

Il mio compito e il mio dovere sarà operare al meglio per il bene comune dei cittadini e la crescita della nostra regione con una amministrazione che crei finalmente le premesse e i presupposti concreti per far ripartire veramente il Lazio.

 


“Idee possibili, realizzabili, da discutere insieme, per dar vita al domani di tutti.”
 

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Newsflash

manifesto_imago_roma_sicura.jpgGiovedì 17 giugno 2010 alle ore 18:00 presso il "teatro Prati"si terrà l'incontro "Roma più sicura". Il dibattito verterà sul tema della pubblica sicurezza illustrando i risultati fin ora ottenuti e gli obiettivi ancora da raggiungere.


Intervengono:
 
On. Francesco Aracri, Deputato Pdl
On. Adriano Palozzi, Sindaco di Marino
Cons. Roberto Angelini
Cons.
Luigi Avveduto



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